Sciopero del tifo, una scelta che divide

Vediamo da dove nasce la sofferta decisione degli Ultras del silenzio di sabato

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La presunzione d’innocenza, cardine del nostro ordinamento giuridico, non vale per tutti. Giovedì 27 dicembre, a una sessantina di km da Palermo, uno dei due pullmini di ultras in viaggio verso il Barbera veniva fermato e perquisito da cima a fondo. Con gli occupanti scalzi in un piazzale di sosta, sono stati rinvenuti e sequestrati fumogeni di libera vendita, aste di bandiere e stecche per tamburi. Ai ragazzi le forze dell’ordine prendevano le generalità prima di lasciarli andare allo stadio. Un mese dopo l’amarissima sorpresa. La notifica di daspo preventivo per l’ipotesi che il possesso di tali oggetti fosse collegato alla volontà di offendere. Un cumulo di 24 anni di diffide distribuite tra gli otto occupanti del pullmino. Colpevoli di essere tifosi in trasferta al seguito della propria squadra. E come nel film di fantascienza Minority report diretto da Steven Spielberg, l’accusa al potenziale colpevole prima che si compia il crimine. Per oggetti comuni sempre utilizzati come strumenti per l’organizzazione del tifo.
Decapitata dei suoi ragazzi, la reazione della Curva Sud è stata rabbiosa. Iniziative ferme e decise per invitare tutti a riflettere: tifoseria, società e istituzioni. Prima la diserzione della trasferta di Lecce, adesso lo sciopero bianco contro la Salernitana. Gli Ultras sono fermi sulla propria convinzione, dopo una serie di consultazioni tra i vari gruppi in cui ovviamente le posizioni di tutti non potevano essere unanimi. Hanno deciso di usare l’unica arma pacifica a propria disposizione per puntare i riflettori sull’accaduto.
Resta il dubbio che uno sciopero parziale avrebbe avuto un maggiore impatto, non solo nei confronti della gente comune ma anche dell’opinione pubblica. Evidenziare la differenza tra uno stadio muto e silenzioso nel primo tempo e quello caldo e passionale della ripresa. Per mostrare la propria rabbia ma al tempo stesso senza rischiare di danneggiare una squadra giunta a un punto cruciale del proprio campionato. Lo sciopero totale, come è ovvio che sia, divide la tifoseria. Ed è duro da accettare per chi, proprietario del club, ha una mentalità così distante da quella degli ultras.

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