Daniele Cacia, enciclopedia di leadership

«La salvezza con l’Ascoli mi è rimasta dentro più del campionato vinto a Bologna»

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Foto ascolipicchio.com

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No, non poteva finire così. Con le cose lasciate a metà. Una salvezza che più sudata e difficile non si poteva, raggiunta grazie al sostegno fondamentale di una tifoseria mai così matura. Una stagione piena zeppa di ostacoli e avversità. Come se stessimo giocando a Monopoli. Quando sembrava che tutto potesse andare nella direzione giusta ecco l’imprevisto o la “prigione”. E allora lui ci ha messo la sua pesante firma. Quelle 6 doppiette sono stati macigni pesantissimi per puntellare un obiettivo che a un certo punto del campionato sembrava assai complicato raggiungere. Quelle giocate d’arte purissima che hanno scaldato il cuore di migliaia di ascolani. No, non poteva finire così. La salvezza doveva essere solo un punto di partenza, doveva assolutamente essere scritta una nuova pagina. Quando mai riavremo un giocatore così? Le volevamo ammirare ancora quelle giocate meravigliose. Quegli sprazzi di classe lucente firmati Daniele Cacia. E così sarà.

PRIMA LA PERSONA POI IL GIOCATORE – Da ieri ne abbiamo la certezza. Li rivedremo quegli sprazzi. Daniele Cacia parla poco con i giornalisti. Ma quando parla non è mai banale. Lancia dei messaggi precisi che vanno dritti dritti al bersaglio. Sono parole che pesano, come i suoi gol. E soprattutto dice quello che pensa. Sempre. Quelle di ieri forse sono state il suggello finale di un amore improvviso scoccato la sera dello scorso primo marzo. Dopo la doppietta al Modena disse: «Per me stasera era la mia ultima chance». Da lì, da quell’inchino alla curva, non si è più fermato. E proprio su questo punto il bomber bianconero si è soffermato all’inizio della conferenza stampa. «L’anno scorso avete apprezzato prima la persona e poi il calciatore. Di questo ne vado fiero. Da settembre a febbraio qualcuno ha detto che sono stato “in letargo”. Poi per fortuna si è visto anche il giocatore in campo». Attributi quadrati.

SEMPRE PRIORITÀ ALL’ASCOLI – Davanti a tutto e a tutti. Daniele Cacia ha pensato di andare via, non lo nasconde, lo dice chiaramente. Ammette di aver fatto tutte le valutazioni del caso dopo il girone di ritorno stratosferico in termini di gol e le numerose offerte che gli sono piovute. Ma ha sempre dato la priorità al Picchio. «Ho sentito l’affetto – ha detto – del 95% delle persone di Ascoli. Il restante 5% ha usato la parola “mercenario” ma convincerò anche loro. Se fosse stata solo una questione di soldi sarei andato via un mese e mezzo fa». E non lesina critiche nei confronti della stampa che lo ha accostato nell’ordine a Foggia, Bari o Benevento. «Comunque io non mi devo giustificare con nessuno. Sono una persona a cui piace parlare in campo». Parla ancora bomber, parla per noi.

LA GUIDA TECNICA – Qualcosa è cambiato. E quel qualcosa è stato imprescindibile per decidere di rinnovare fino al 2018: «Lo dico chiaro e tondo. Se avessi visto che le cose rimanevano uguali alla scorsa stagione sicuramente avrei fatto altre scelte. La società con i fatti sta cambiando le cose in meglio. C’è tutto un altro spirito e ora anche un mister veramente preparato». Cacia non fa mai il nome di Aglietti ma dall’espressione si capisce tutto: «Sono contentissimo del suo arrivo. L’anno scorso, o per un motivo o per un altro, è stato un aspetto che è venuto a mancare per la gran parte della stagione. Ho deciso di rimanere anche per la scelta del nuovo allenatore». Leader allo stato puro.

LEGAME INDISSOLUBILE – La parte finale della conferenza è miele per le orecchie di ogni tifoso bianconero. La conferma ufficiale di un vincolo viscerale che si è venuto a creare tra lui e l’ambiente ascolano. «Quest’anno voglio ripetermi e fare grandi cose insieme alla società. Vogliamo lottare per un obiettivo importante. Io ci credo fortemente altrimenti non sarei rimasto. Sento un grande affetto nei miei confronti ma la cosa che mi lega più di tutte all’Ascoli è la sofferenza incredibile che abbiamo vissuto sulla nostra pelle l’anno scorso. Siamo riusciti a fare un miracolo. Con tutto quello che abbiamo passato potevamo tranquillamente essere al posto del Como. Posso dire però che le sensazioni provate sono state indescrivibili. Sono cose che ti rimangono dentro. Molto più del campionato vinto a Bologna, comunque bellissimo. Ma ho sentito di più la salvezza dell’Ascoli. Qui ho trovato risorse che nemmeno io pensavo di avere». Tutti in piedi. Standing ovation. Quella maglia bianconera numero 21 ci farà sognare ancora.

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