Quanti errori sabato al Del Duca

Pomeriggio da horror di Cinaglia, Milanovic e Canini. Sbagli di tutta la squadra

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Foto Perozzi pagina Facebook Ascoli Picchio

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Ascoli-Avellino partita da cuori forti. Partita super divertente per chi ne ha goduto lo spettacolo da imparziale. Partita amara per l’entourage ascolano. Nera per mister Mangia che ha rivisto errori che sembravano ormai accantonati. La fase difensiva – di tutta la squadra, non solo del reparto arretrato – è stata da film horror in tutte e 4 le reti.  E non è una questione di una o 2 punte, di 4 o 3 centrocampisti. Perchè tatticamente ci sono stati errori che prescindono totalmente dallo schieramento. Posto che una squadra può anche giocare a 4 punte se le stesse si sacrificano e posto anche che l’Ascoli non necessita, come nessun altra squadra al mondo, di 11 giocatori dietro la linea della palla, serviva senza dubbio maggiore accortezza. Anche perchè la fase difensiva delle punte non sempre consiste nel rincorrere gli avversari fino alla loro metà campo. Talvolta è sufficiente che 8-9 giocatori si piazzino dietro il pallone a coprire il campo e gli spazi. Con l’Avellino tutto ciò è stato fatto poco e male. E, nonostante la grossa mole di gioco, si è tornati casa a casa a testa bassa e con zero punti. Andiamo dunque ad analizzare, rete per rete, le ingenuità del gruppo bianconero.

PRIMO GOL DI MOKULU – Nell’azione del primo gol, la prima lacuna di posizionamento è di Addae. Il mediano bianconero infatti, è in una posizione ”ibrida” sullo scarico di Paghera verso Insigne. Né in diagonale di palla per proteggere il centrocampo, né in traiettoria di palla per proteggere la difesa. L ‘errato posizionamento di Addae costringerebbe Canini ad uscire. Ma a palla scoperta, ci hanno insegnato che il difensore deve scappare dietro a protezione del proprio portiere per limitare i danni e coprire la profondità agli attaccanti avversari. E quindi, una volta valutata questa situazione, Canini invece di fare tre passi avanti e rimanere nella terra di nessuno (troppo dietro per coprire Insigne, troppo avanti per togliere la profondità) avrebbe dovuto farli indietro e chiamare a sè tutta la linea da lui guidata in quel frangente. Di conseguenza, con lo spostamento in avanti dell’ex Cagliari, si crea un buco alle sue spalle che né Cinaglia né Milanovic riescono a coprire. Non si parlano e tentano un improbabile e insensato fuorigioco a palla libera. Per il centravanti irpino è un gioco da ragazzi involarsi, scartare Lanni e infilare.

SECONDO GOL DI MOKULU – La palla del secondo gol è un contropiede classico, e paradossalmente è il gol più normale dei 3 presi su azione. Sugli sviluppi di un corner per l’Ascoli, l’Avellino esce e riparte con Insigne, che sulla corsia di sinistra sfida in campo aperto Milanovic. Il divario di passo è nettamente differente. Il difensore scuola Palermo però ci mette del suo. L’atteggiamento iniziale è quello giusto. L’avversario più veloce si temporeggia per non farsi scavalcare. Poi fa ancora la scelta corretta quando, continuando a temporeggiare, lo porta verso l’esterno. Poi però il centrale bianconero sbaglia a tentare una scivolata del tutto inutile (difensore scivoloso, difensore pericoloso diceva Boskov) che libera il funambolico trequartista al suggerimento in mezzo, dove ancora Mokulu anticipa Canini. L’ex Cagliari è anche in questo caso leggermente indeciso se coprire la porta dall’eventuale uscita di Lanni o marcare l’attaccante, che infatti lo brucia e infila.

TERZO GOL DI INSIGNE – Da un lancio dalla sinistra con traiettoria abbastanza leggibile, nasce la terza realizzazione. La bravura dell’Avellino è stata quella di allungare in questo caso le maglie dei bianconeri col movimento delle due punte, una lunga e l’altra a raccogliere la sponda. Castaldo infatti, riceve da sinistra lo spiovente di Biraschi, contrastato troppo teneramente dal centrocampo ascolano, ed è bravo ad anticipare Cinaglia. Il numero 10 irpino indirizza bene la sfera verso Insigne che, con un diagonale chirurgico batte Lanni, apparso un pò sorpreso e in ritardo nella circostanza. Al momento del lancio però, Almici non è ben posizionato in fase difensiva. L’esterno, un ex del match, si trova infatti in linea con lo stesso Biraschi che però in quel momento operava sulla trequarti campo. Se Mangia pretende che in fase difensiva la linea davanti a Lanni sia formata da 5 uomini, il terzino destro non può non essere sotto palla su un lancio dalla trequarti.

Foto Perozzi pagina Facebook Ascoli Picchio

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QUARTO GOL – L’errore palese di Mitrea è sotto gli occhi di tutti. Sul corner, il difensore rumeno salta, le braccia sono mal posizionate e forse l’ex Vitorul viene spinto da Migliorini. Dalle immagini infatti, le mani del suo dirimpettaio sembrano sempre nella zona del bacino di Mitrea e a un certo punto la maglia appare tirata. Come fa a prendere slancio un giocatore che va a saltare in avanti se le braccia sono sempre basse, se non aggrappandosi anche lievemente al suo avversario? Comunque anche se Mitrea avesse alzato le braccia per richiamare l’attenzione dell’arbitro istintivamente, in area di rigore le mani non vanno mai usate in quella maniera.

NON È IL MOMENTO PER UN CALCIO OFFENSIVO – Ora occorre archiviare immediatamente la sconfitta di sabato e pensare allo scontro diretto di Vercelli. Devis Mangia deve raccogliere i cocci di una squadra che con l’Avellino ha mostrato per l’ennesima volta che se vuole vincere deve essere brutta. Sì, perchè l’Ascoli attuale non può permettersi di giocare un calcio offensivo con conseguenti maglie allungate e quindi sprecare energie mentali per recuperare uno svantaggio. L’Ascoli deve entrare in partita mentalmente a mille e tatticamente attendista. Come è successo fino a due settimane fa, specie nelle partite in casa. Aggredendo l’avversario solo nella propria metà campo e ripartire con Jankto e Cacia. Il motivo è semplice. I difensori bianconeri, forti e strutturati fisicamente, perdono in velocità e lunghezza di campo tutti i duelli con gli attaccanti piu brevilinei e rapidi. Ai quali, di conseguenza, non si può lasciare spazio, non si può concedere campo.

STOP AGLI ESPERIMENTI – Per fare ciò è necessario che tutti i componenti della squadra facciano in maniera compatta la fase difensiva. Non si può certo chiedere a Cacia di fare il lavoro di Giorgi o di Jankto ad esempio, ma è sufficiente che rientri dietro la linea della palla. E magari Mangia, persona preparata e seria, non vanifichi con esperimenti il grandissimo lavoro svolto fino ad ora. Il mister adesso deve puntare su un modulo, su un gruppo forte, su un nucleo di giocatori al quale può chiedere e sa di ottenere garanzie. Anche a livello tattico. Spesso, le troppe rotazioni e i continui cambi, possono portare confusione nelle teste dei giocatori. Ora è il momento di serrare i ranghi e stringere le fila. Il modulo che, secondo Mangia, l’Ascoli ha meglio interpretato nei mesi della sua gestione, deve essere quello finale, definitivo. Avanti Devis, avanti Picchio.

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