L’Opinione: Ascoli, spezzatino e il dilettante “ucciso”

Le penalizzazioni per chi è impegnato nei campionati minori

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tifo1I numeri parlano chiaro. Già così, lo stadio Del Duca, popolato dalla gente bianconera, ha tutte le carte in regola per attestarsi in cima (e senz’appello) alle graduatorie della Lega Pro per le presenze sugli spalti. Ma c’è un “ma…” che dal giorno della pubblicazione del primo spezzatino mi frulla nella testa. Ed è giusto che ai dati del botteghino vadano aggiunti altri numeri per effettuare un’analisi che a mio avviso risulta ancor più vitale per il futuro della nostra squadra del cuore. Anzi, scusate, per la diffusione se possibile a livello virale, della malattia che “quando ti prende non ti lascia più e non sai più come toglierla”.

CHI C’ERA SABATO… – 2195 sono quelli che hanno fatto scorrere per la prima volta il codice a barre del loro abbonamento ai tornelli, altri 3500 (concediamo agli aquilani le 400 presenze) sono quelli che attraverso i vari circuiti e possibilità hanno acquistato il biglietto. Un totale di quasi 6000 persone che hanno assistito alla prima in campionato tra le mura amiche della nostra squadra. Non pochi ma – permettetemi quest’opinione – non potrebbe essere altrimenti visto il lavoro “ascolizzante” del cuore ultras della Curva, impressionante nella capacità di organizzare prima, durante e dopo gli eventi che hanno portato al campionato e grazie al lavoro di una società che finalmente considera i suoi tifosi degli amici che aiutano a finanziare le casse della loro squadra del cuore e non semplici “clienti, perchè le passioni si pagano” (cit.).

… E CHI NON C’ERA – A tal proposito ho da proporre una drammatica, ripeto, drammatica analisi su quello che accadeva sul nostro territorio mentre i bianconeri si riscaldavano o ancor meglio mentre Perez impallinava, intorno alle 16.10, gli aquilani. Prima Categoria: tra girone C (dove giocano il Monteurano Campiglione e la Sangiorgese) e il girone D (dove giocano praticamente 16 squadre della provincia di Ascoli Piceno), 9 partite, considerato che la Futura 96 gioca di domenica. Quante persone giocano, assistono, partecipano ad un evento del genere? Quaranta tra giocatori e allenatori, un’altra decina tra i dirigenti e accompagnatori, vogliamo ipotizzare una media di un centinaio di appassionati sugli spalti? Ecco, solo per la prima categoria siamo a 1350 persone. Andiamo alla Seconda Categoria: consideriamo tre gironi, E (del fermano e parte del maceratese), G ed H. Sono 24 partite, volendo inserire una tara dovuta alle zone “filo Fermana” e “filo Sambenedettese” ci sono almeno trenta squadre in campo, al sabato pomeriggio, composte da 20 giocatori, 5 dirigenti, vogliamo ipotizzare 25 sostenitori a portare il computo di persone impegnate a 1500. Il vero dramma accade ora: Terza Categoria, la categoria in cui personalmente provo ancora a dare due calci al pallone. Quattro gironi tra Fermo ed Ascoli, 56 squadre a cui applichiamo la stessa tara di cui sopra portando a 40 le squadre nel potenziale “bacino di utenza”. Altri 20 giocatori, 5 dirigenti, mettiamo 15 persone in media a seguire le partite, sono 40 persone impegnate per squadra per un totale di 1600 persone. L’analisi è tarata davvero su numeri “al ribasso” perché ad esempio ieri a Porto San Giorgio, noto feudo bianconero, si giocavano contemporaneamente due partite (quella della Sangiorgese, prima categoria e quella della “mia” Olimpia P.S.Giorgio, terza categoria) e nei due campi sportivi comunali della mia città non c’erano meno di 500 persone. Il tutto senza considerare, perché molto più frazionati e difficilmente quantificabili, i settori Giovanili con tutti i ragazzi e i genitori accompagnatori e semplici “tifosi” che ogni weekend – anche il sabato, quindi – affollano i campetti di provincia e un’altra componente che fa della passione per il calcio giocato un leit motiv della vita, quella dei giovani (e meno giovani) arbitri del calcio dilettantistico e giovanile.

L’OPINIONE – Questo è il vero cruccio che, personalmente, mi attanaglia quando penso allo spezzatino che valorizzi la Lega Pro. Non è vero che chi “vuole si organizza”. Uno è tifoso di calcio perché ama il calcio, lo ama alla follia al punto che non rinuncerà mai alla gioia di correre dietro ad un pallone (per poi magari ciccarlo clamorosamente…) rispetto ad andare allo stadio. Soprattutto perché far parte di una squadra di calcio, per quanto possa essere “dilettantistica”, richiede un certo accordo morale con dirigenti e compagni di squadra che possono glissare sull’assenza per un impegno di lavoro ma non possono (a ragione, a mio avviso) farlo sull’assenza perchè “gioca la Lega Pro…”. Chiaro, questo mio discorso non è da ultras, ma il sasso nello stagno va lanciato. Questo immenso, fantastico, coinvolgente lavoro portato avanti dalla nostra società potrebbe rivelarsi vano se togliamo un polmone al futuro della nostra tifoseria, alla possibilità di espandersi di questa epidemia di “ascolismo”. Anche perché chi gioca, in genere ma non sempre chiaramente, ha anche più “cultura” di chi non lo fa o non lo ha mai fatto. Il tifoso-giocatore in genere ha anche dei figli o degli amici da catechizzare. E se l’Ascoli gioca quando scendono in campo i campionati dilettantistici si perdono soldi, emozioni, esperienze da tramandare. Vale per la Lega Pro, vale ancora per la serie B. Se vogliamo dare un futuro all’Ascoli (e mi sembra che il presidente Bellini abbia diverse volte toccato in maniera commovente questo tasto) dobbiamo, per forza, provare a trovare una soluzione al problema. Quale essa sia, non lo so, ma ho talmente tanta fiducia negli uomini (e nelle donne) che compongono il meraviglioso puzzle della nuova società di Corso Vittorio, che sono sicuro che qualcosa si riuscirà ad architettare. Un’idea? Il calcio giocato il sabato, tutto. Il calcio tifato la domenica, sempre. E’ fondamentale trovare una via di uscita per il nostro futuro, un futuro bianconero prossimo, ma soprattutto lontano!

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