La sagacia tattica del Crotone

Solida organizzazione e grande corsa le armi usate da Juric per irretire l’Ascoli

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AscoliCrotoneSconfitta che brucia, sconfitta che non rimette tutto in discussione, ma che testimonia come ancora il Picchio sia in una fase di rodaggio e trovi difficoltà contro squadre aggressive e corte. Il Crotone è sceso al Del Duca convinto di poter fare propria la posta in palio e l’ha fatto, grazie a una solida organizzazione difensiva che vedeva tutti gli undici giocatori partecipare a questa fase e sempre abili e propositivi a ribaltare l’azione ove ne fosse necessità.
Nel primo tempo l’atteggiamento della squadra di Petrone è stato discreto, con squadre che, nonostante un paio di occasioni per loro e una per noi, hanno prevalentemente giocato a centrocampo.
La bravura del Crotone è stata quella di bloccare totalmente le fonti del gioco bianconere. Il 4-3-1-2 dell’Ascoli è stato ben irretito. Gli esterni, forza motore di questo modulo, sono stati costretti a badare più alla fase difensiva che a quella offensiva. E hanno ugualmente sofferto. Perchè Ricci stazionava sulla zona di Antonini, e Torromino bloccava Almici, il nostro terzino destro. Da notare come sia Ricci sia Torromino siano due giocatori offensivi, due attaccanti prestati alla fase di non possesso, offrendo corsa e aggressività nell’andare a prendere alti i due nostri esterni bassi. In seconda battuta, anche i due esterni di centrocampo Modesto e Balasa collaboravano alla fase corale di pressione, portandosi su in automatico tutta la squadra. A quel punto, il Crotone preferiva far impostare l’azione ai due centrali bianconeri, Milanovic e Cinaglia, e a turno con Budimir e una delle due mezzali (Capezzi o Barberis, accostato al Picchio quest’estate), si metteva a uomo su Bellomo, regista basso poco propenso al gioco ragionato e a due tocchi. Il nostro possesso palla risultava sterile e farraginoso, merito dei nostri avversari che ci costringevano a portar palla con le due mezzali. Quando infatti l’Ascoli riusciva (poco per la verità) a saltare il primo pressing crotonese, i due interni si schieravano in fase di difesa e a creare un blocco unico con la retroguardia per bloccare Grassi.
A quel punto veniva fuori l’altro problema dell’Ascoli, ovvero la mancanza di ampiezza delle due punte. Cacia non ce l’ha nelle corde, mentre Perez era in giornata negativa per via di alcuni problemi fisici. E mancavano anche le giocate in verticale per loro due. Nella ripresa il Crotone approfittava di un Ascoli stanco e incapace di reagire per creare, con le stesse armi, i presupposti per il raddoppio. Il tema tattico non è mai cambiato. Il Crotone ha fatto sempre dell’aggressività la sua arma per tutti i novanta minuti, mentre l’Ascoli non riusciva mai ad aggirare il blocco rossoblù. Nel finale la palla gol capitata a Grassi è stata episodica, creata più per forza di reazione che per idea di calcio. Quell’idea smarrita dopo Pescara e che dovrà essere ritrovata ad Avellino.

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