La ripresa è una corsa a ostacoli

Ambiente poco sereno, tante incognite. Difendiamo la B, patrimonio di una regione

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Un mondialito. Così il tecnico Guillermo Abascal ha definito l’ultima tranche del campionato che riprenderà dopo tre mesi e mezzo di sosta forzata. L’inedito stop ha interrotto bruscamente la discesa dei bianconeri, precipitati nel volgere di poche partite dalla zona playoff a quella playout, durante il mediocre interregno di Stellone. Tante sono le incognite, alcune comuni alle altre compagini, altre invece relative all’ambiente piceno.
Tutto da valutare se i valori intravisti fino a marzo subiranno un rimescolamento. Nessuno può prevedere se le squadre ricominceranno con la stessa intensità, anche in considerazione del calendario fittissimo e del caldo estivo. La tipologia di preparazione scelta per appena dieci partite (undici per l’Ascoli, recupero con la Cremonese incluso) potrebbe incidere e non poco, agevolando le squadre brevilinee rispetto a quelle maggiormente strutturate fisicamente.
Poi la grossa grana giuridica dei contratti in scadenza il 30 giugno. Urgono direttive federali, senza lasciare la soluzione alla trattativa privata tra le parti. L’Ascoli vi è coinvolto in particolar modo, considerando l’alto numero di tesseramenti in prestito. Proprio coi giocatori va inoltre trovato un accordo sugli emolumenti dei mesi di marzo, aprile e maggio. Si era vicini alla quadra per il taglio collettivo di una mensilità e mezzo ma l’accantonamento del ds Tesoro ha rimesso tutto in discussione, lasciando aperto il discorso attraverso contrattazioni individuali che rischiano anche di creare dissapori nello spogliatoio.
L’ambiente è poco sereno, al di là delle dichiarazioni di facciata. Le dimissioni da membri del cda rassegnate dai soci ascolani Tosti e Ciccoianni – il cui rapporto col patron si è deteriorato -, la rivoluzione in atto nei quadri dirigenziali, la difficoltà a saldare debiti precedenti al covid-19 (ma per cui si sta cercando di concordare un piano di rientro), le istanze della TMP Soccer al Coni per le procure non pagate sui trasferimenti di Pucino e Padoin, l’insofferenza evidenziata da Pulcinelli nei confronti di organi di informazione nazionale (Pedullà) e locale (Corriere Adriatico per la disputa sul canone del Picchio Village, Resto del Carlino su altre vicende), le querelle nei confronti di Stellone (ora risolta con una transazione) e Ardemagni. Tutte turbative che rischiano di distogliere il pensiero dal campo. Un campo su cui Abascal cercherà di riversare tutto il suo entusiasmo, nel tentativo di stimolare una squadra troppo spesso apparsa impaurita. Ma non va dimenticato che lo spagnolo, per quanto interessante sembri il suo profilo, ha pur sempre 31 anni appena compiuti. E non va lasciato solo, necessitando del sostegno di una figura di campo. Il vice presidente vicario Di Maso ha anche indossato scarpini e maglia numero 10 per allenarsi insieme ai ragazzi. Ma è comunque un novizio del settore.
Aggiungiamo che l’Ascoli giocherà sette partite su undici al Del Duca ma lo farà in assenza del proprio pubblico, sullo sfondo emblematico di una curva sud demolita e – per il momento – senza alcun progetto di ricostruzione. Sarà dura, molto. Ma la serie B è un patrimonio non soltanto della città, ma dell’intera regione. Va difesa con i denti, abbiamo l’obbligo di crederci. Soffrire non può spaventarci. E’ da sempre nel nostro dna.

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