La fine del mondo

La salvezza sembrava una chimera, ora è un’impresa da ricordare. Di tutti gli uomini di Davide Dionigi

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Foto Ascoli Calcio 1898 fc

Domenica 21 giugno 2020. Stando al calendario Maya la data della fine del mondo, corretta rispetto a quella inizialmente annunciata del 12 dicembre 2012 per via del banale scambio di calendari tra gregoriano e giuliano. Ovviamente è una bufala ma al Del Duca sembra davvero essere maturo il tempo dell’apocalisse. Il fischio finale dell’arbitro Sacchi di Macerata a sancire una pesante sconfitta contro il Perugia dell’ex Serse Cosmi. Una squadra passiva in balìa degli eventi e con una parabola discendente evidentissima. La peggiore del girone di ritorno, senza nemmeno potersi aggrappare al supporto dei propri tifosi. Sull’orlo del baratro.
La società decide di tentare l’ultima disperata carta, rinnegando il giovanissimo Abascal annunciato tre settimane prima con presentazione social e taglio della torta ma il cui credo calcistico è parso istantaneamente inadatto per una compagine a cui serviva la sciabola e non il fioretto. E l’opinabile gestione dello spogliatoio aveva fatto il resto.
Incassato il rifiuto di Paolo Zanetti nonostante le insistenti telefonate di dirigenza e calciatori, il ds Giuseppe Bifulco chiedeva carta bianca per la scelta del nuovo mister. Assumendosene in toto la responsabilità.
Il curriculum di Davide Dionigi non alimentava l’entusiasmo. Eppure ad Ascoli la storia recente insegna che gli allenatori che infiammano la piazza spesso vengono soffocati dalla pressione, mentre quelli che partono a fari spenti finiscono per accenderli. L’esordio di Venezia partoriva una sconfitta sanguinosa, seppur profondamente ingiusta. Eppure accendeva la scintilla.
L’umiltà e la rivalsa di Dionigi rigeneravano l’anima di una squadra spenta. Che qualcosa fosse cambiato nella testa dei giocatori lo si percepiva al termine del match contro il Crotone, quando un pari in rimonta veniva festeggiato come una vittoria.
Lo spirito di gruppo covava sotto la cenere e bastavano un paio di alitate per alimentarlo nuovamente, con il noi a subentrare prepotentemente all’io. Grazie al prezioso supporto di un ds presente “a difesa del fortino”, di un tattico giapponese davvero abile e di una condizione atletica cresciuta alla distanza. Bifulco, Komatsuzaki, Artico e l’intero staff tecnico sono le frecce nella faretra di Dionigi. Una metamorfosi incredibile curiosamente coincisa con l’utilizzo dei calzini rossi, autentico talismano di Costatino Rozzi. E una squadra diventata improvvisamente “a fine do’ munno”, come il ritornello del cantante neomelodico Angelo Famao che lo spogliatoio ha ormai eletto come proprio rituale dei festeggiamenti.

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