Il fuoco amico

Clima quasi da funerale intorno a una squadra seconda in classifica. Eppure altri farebbero carte false per stare dove siamo noi

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Foto ascolipicchio.com

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Comunanza, Barletta, Andria, Paganese, Gubbio, Maceratese, Ancona, Pistoiese, L’Aquila, Tuttocuoio, San Marino, Spal, Prato, Savona, Pisa, Lucchese, Teramo e ancora Gubbio. Sono passati appena tre mesi e mezzo dal giorno del raduno all’hotel Casale e l’Ascoli in 107 giorni ha conosciuto la parola “sconfitta” una sola volta a Ferrara.

Quel pomeriggio, lunedì 14 luglio, tanti ragazzi che prima non si conoscevano iniziarono un progetto tecnico nuovo. Qualcuno è andato via, qualcun altro è arrivato. Attualmente la rosa è composta da 24 giocatori. Di questi, la scorsa stagione c’erano solo Carpani, Giovannini e Iotti. In campionato il primo ha 7 presenze, il secondo ha giocato appena 54 minuti e Iotti deve ancora esordire. Ripetere per l’ennesima volta che serve tempo per affinare i meccanismi di squadra suona anche antipatico.

Il campionato invece è iniziato nell’afa di Pistoia il 31 agosto. Dopo nemmeno due mesi l’Ascoli ha 17 punti, due lunghezze in meno della sorpresa Reggiana. Ma nemmeno questo occorre ribadire. Lo scorso anno alla decima giornata la classifica recitava: L’Aquila, Pisa e Pontedera 20 punti, Frosinone 19, Prato 17. Il campionato lo vinse il Perugia che a quel punto era ancora più indietro, aveva 13 punti, 7 in meno delle prime.

Eppure dopo la partita col Gubbio sembrava quasi che si fosse perso un campionato. Per carità, le critiche ci stanno. Anzi, devono esserci, visto il modo con cui l’Ascoli ha gettato al vento la vittoria. Si può discutere di tutto: di moduli, di impegno, di errori dei giocatori e dell’allenatore. Ma creare questo clima da funerale intorno a una squadra seconda in classifica e che dal ritiro ha perso una sola partita, una, per certi versi ha dell’assurdo.

Diversificare non è mai bello però diamo a Cesare quel che è di Cesare. Dal cuore della curva sud, da quelli che ci sono sempre stati e sempre ci saranno, la squadra è stata incitata ogni volta, anche a fine partita. Sia domenica scorsa, sia nella trasferta di Ferrara, sia negli altri pareggi deludenti in casa, sempre. Ed è doveroso ricordarlo: se mancano loro, salta il banco e finisce anche il sostegno alla squadra, in tutti i sensi. E forse Bellini non sarebbe nemmeno mai arrivato. Gli altri che cosa vogliono allora? Stravincere ogni partita? Il Napoli di De Laurentis al primo anno in C1, perse la finale play off con l’Avellino con Fontana, Pià, Calaiò e Sosa in rosa. Nel calcio se sei più forte lo devi dimostrare sul campo. E questo clima non aiuta.

Ci attendono già tutti al varco, contro l’Ascoli ogni squadra triplica le energie e noi che facciamo? Invece di remare tutti dalla stessa parte, giù con mugugni e lamentele che non hanno motivo di esistere. Queste voci fuori dal coro hanno le sembianze di un “fuoco amico” che in una battaglia come quella della Lega Pro sono la cosa peggiore che può capitarci. Gli avversari sono alla nostra portata ma evidentemente dobbiamo preoccuparci anche dei proiettili provenienti dalle nostre fila. Una forma di autolesionismo in salsa ascolana più unica che rara.

Tante altre piazze d’Italia, senza fare nomi, farebbero carte false per stare dove siamo noi. Società nuova, seria e ambiziosa, progetto tecnico che punta in alto, secondo posto in classifica dopo 10 giornate. La squadra può dare di più? Probabilmente è così. Lo sappiamo noi, lo sa la stampa, lo sanno Bellini, Lovato e gli azionisti così come lo sanno perfettamente Petrone e i giocatori. Ma il campionato non termina a fine ottobre, bensì il 10 maggio, mancano più di 6 mesi. Se cambieranno le date in corsa e accorceranno il campionato, tranquilli. In qualche modo ci avvertiranno. Nell’attesa, che ne dite di ricreare quel clima di festa che c’era qualche tempo fa intorno alla squadra? È così complicato? Da un tifoso dell’Ascoli questo dobbiamo aspettarci, non tutto il resto.

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