Giampaolo, è stato bello sognare

E’ stato bello, e a tratti anche romantico, sognare il suo ritorno

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giampaoloConsapevole del meraviglioso ricordo lasciato, Marco Giampaolo si era ripromesso che difficilmente nella sua carriera avrebbe fatto ritorno ad Ascoli. Conoscendo l’ambizione della piazza, troppo alto sarebbe stato il rischio di rovinare tutto. Perché ora siamo portati a ricordarci solamente i momenti belli del tecnico sotto le cento torri, eppure non possiamo dimenticare quelli difficili, come il risicato pareggio di Arezzo alla terza partita in bianconero oppure l’uscita dallo stadio scortato dai carabinieri dopo il tonfo interno con l’Albinoleffe. Ascoli dà tanto, ma altrettanto pretende. E Marco questo lo sa bene.

Allo stesso modo, un allenatore che ha fatto la spola tra serie A e B perché mai avrebbe dovuto accettare un ulteriore declassamento con tanto di sensibile riduzione del suo ingaggio?
In effetti avrebbe potuto farlo solo per l’Ascoli e l’affetto che lo lega al Picchio.
Qualcuno si affretterà a rispondere che la sua carriera è costellata di esoneri, ma chi lo fa si ferma ingenerosamente a rimirare il concavo specchio delle statistiche.
Non solo esoneri (tra cui quello di Cagliari dovuto alla futilità di un presidente vulcanico) ma anche buoni risultati, in mezzo il sogno di mezza estate (2009) di passare alla Juve svanito in extremis.
Ai master di Coverciano, spesso utilizzano moduli e schemi adottati da Giampaolo per spiegare nozioni tattiche agli allievi.
I suoi ferrei principi – onestà, integrità, serietà – spesso hanno rappresentato un handicap in un mondo asservito alle apparenze.
Fatto sta che, dopo la boutade di Brescia (nonostante le preannunciate dimissioni, è stata coinvolta la troupe di “Chi l’ha visto?” a seguito della sua presunta scomparsa), Giampaolo è in cerca di riscatto. Questo è innegabile.
Scendere di livello, e farlo in una piazza ambiziosa come Ascoli, ti impone di vincere per rilanciarti. Non hai alternative, altrimenti rischi di bruciarti in modo definitivo.
Quindi era una scelta da ponderare nei minimi dettagli, una sfida da accettare solamente se realmente convinto di vincere.
Il progetto Giampaolo, per quanto affascinante, nascondeva anche diverse insidie. Per noi e per lui.

Ma dopo aver conosciuto personalmente il cavalier Bellini, Giampaolo è rimasto favorevolmente impressionato dall’energia contagiosa del presidente. E ha iniziato a pensarci seriamente.
Ha cominciato ad informarsi su un campionato che conosceva poco (è stato visto in tribuna allo stadio Fattori di L’Aquila), si è sentito ripetutamente col dg Lovato, ha incontrato tutti i soci in una riunione fiume di quattro ore che assomigliava ad una sorta di conclave. La sua scelta trovava l’appoggio dei soci e l’entusiasmo della tifoseria.
Sembrava tutto apparecchiato, Bellini era rientrato dal Canada con l’idea di presentare ufficialmente il nuovo allenatore prima di Pasqua.
Ma, a sorpresa, la fumata è stata nera.

Di chiacchiere se ne sono sentite tante, ieri è stato lo stesso Giampaolo a spiegare alla stampa il suo punto di vista. “Se il progetto è triennale e mi si propone un contratto di due, allora qualche dubbio su di me esiste. Il mio sogno è quello di essere al centro di un progetto ma ho bisogno di qualcuno che creda totalmente in me”. Questo in estrema sintesi il Giampaolo-pensiero.

Allo stesso tempo, va apprezzata la serietà di una società che non vuole rischiare di fare il passo troppo lungo. “Giampaolo è una Maserati che non ci possiamo permettere” ha detto Bellini con un pizzico di rammarico. Se vogliamo arrivare lontano, bisogna costruire delle buone fondamenta. E lo stanno facendo per davvero. Dopo anni in cui siamo stati costretti a districarci tra diritto sportivo e fallimentare, non vedevamo l’ora di tornare a fare semplicemente i tifosi. Fidandoci della società e delle scelte che deciderà di fare.

E’ stato bello, e a tratti anche romantico, sognare il ritorno di Marco.
Mister e società si sono messi a tavolino per verificare se i loro programmi potessero incastrarsi.
Qualche pezzo non si è infilato perfettamente nel puzzle, e alla fine le due strade non si sono incrociate.
Ognuno per la sua, senza rancore e con immutata stima.
“Sogniamo insieme” è lo slogan coniato dalla signora Marisa che ha contagiato l’ambiente piceno.
Continuiamo a farlo. Perché in fondo, se ci pensiamo bene, abbiamo già iniziato.

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