Buon compleanno Ascoli

Oggi compie 118 anni. Mondo e calcio sono profondamente cambiati, ma noi siamo ancora qui

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Ne è passato di tempo, vecchio Ascoli. Ne abbiamo vissute insieme di esaltanti vittorie, cocenti sconfitte. Ne abbiamo attraversate di difficoltà, di debacle clamorose e trionfi entusiasmanti. E io e te abbiamo vissuto insieme appena 30 anni (22-23 da quando è sbocciato l’amore), che sono un niente rispetto alla tua storia ultracentenaria. Quella storia che mi appartiene, perché tramandata dai padri, dai bar, dalle vie, dalle pietre. Quella storia che ti ha reso il vanto di un popolo, quello piceno. Il riscatto di una provincia sempre tremendamente emarginata nello scacchiere politico di questa splendida regione, la provincia dimenticata della terra di mezzo. L’inizio del meridione. La fine della grazia del mattone della Marca, l’inizio del bianco ostile del travertino.

E tu vecchio Ascoli, con la tua fierezza congenita – quella dei dodici giovani che ti fondarono 118 anni fa, quella di Costantino, il condottiero che ti vestì di gloria – ci hai fatto vivere la soddisfazione del riscatto facendoci conoscere in tutta Italia.
Quanti – prima di scoprire il tuo unico labirinto di rue, la geometria perfetta e calda di piazza del Popolo – hanno conosciuto le mirabili imprese sportive della “matricola terribile”. Quante “grandi” sono cadute al cospetto di quell’undici bianconero di provincia tutta corsa e voglia di vincere, quanti squadroni hanno pagato dazio e si sono inchinate alla bolgia del Del Duca. Sì, sì, dicono che è solo uno sport.

Ma qui, in questo pezzo di terra, il destino ha voluto così. In questa terra così avversa ai cambiamenti, così estranea al progresso e gelosa delle proprie tradizioni, così spesso ottusa e testarda, ha usato il calcio, un particolare, perchè ci riconoscessimo come popolo. Ha usato lo sport affinchè qualcuno si chiedesse: “ma dov’è questo Ascoli?”.

Ne è passato di tempo, vecchio Ascoli. Il mondo è cambiato. Il calcio è cambiato, depredato della sua origine popolare e in mano a magnati pieni di soldi, che più niente conoscono del rapporto che c’è tra una squadra e la sua terra. Un calcio derubato del suo habitat naturale, della sua rappresentazione fondante – un rettangolo verde, ventidue dietro una palla, la gente dietro una rete – e vittima ormai dello spettacolo.

Ma noi qui resistiamo. Dopo 118 anni la passione non è scalfita di un niente. I padri sono solo diventati nonni e i figli dei figli sono la nuova generazione che è destinata ad amarti. E ancora oggi, caro vecchio Ascoli, hai mantenuto intatto il tuo intramontabile fascino, che diventa occasione di incontro, per trovarsi, per stare insieme, per condividere una passione. Occasione di scacco ad una società che ci vorrebbe soli, lobotomizzati davanti ad uno schermo.

Dopo 118 anni siamo ancora qui, ancora più innamorati e ancora più forte risuona il tuo, il nostro inno: “da cento torri risuonano gesta che il tempo raccontare dovrà”.
Tanti auguri e altri cento di questi giorni mio caro vecchio Ascoli!

Davide Tartaglia

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