Ascoli, l’iperbole del pallone

Una piazza calda come poche. Serve unità per raccontare un altro lieto fine

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Foto pagina fb Ascoli Picchio 1898 fc

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“Grassi, Perico, Legnaro…”. In fila per comprare il solito vassoio di pallette, rimani sbalordito quando l’anziano signore alle tue spalle si introduce nella conversazione snocciolando la formazione dell’Ascoli 1973/1974 come fosse una filastrocca. Ma da queste parti è assolutamente normale. La città vive di calcio, lo annusi anche passeggiando tra le rue all’ombra delle cento torri. Ascoli e il pallone sono legati da un vincolo indissolubile, al punto che è proprio grazie ai fasti di Custandì che molti italiani sono riusciti a dare una collocazione geografica precisa al capoluogo piceno.

Questa eterna passione amplifica tutto, è difficile rimanere lucidi di fronte alle emozioni. Così succede che in Ascoli tutto ciò che riguarda il calcio diventa questione di vita o di morte. A volte è una cosa affascinante e meravigliosa, altre rischia di essere pesante e deleteria. Se un osservatore esterno leggesse la classifica attuale, penserebbe a un ambiente tranquillo. Forte del “cuscinetto” sulla zona rossa e di un rendimento altalenante ma, tutto sommato, in linea con le aspettative.

Invece no. Alla sconfitta di Salerno è seguita una settimana scorbutica, per una squadra apparsa improvvisamente apatica. Le attenuanti non mancavano, tra infortunati e nazionali la gara è stata preparata in emergenza e, giocoforza, con una competitività inferiore negli allenamenti. Le dure interviste di Cardinaletti e Faraotti hanno ammonito la truppa, invitandola a non sentirsi già al traguardo. E una cena infrasettimanale tra dirigenza, mister e senatori era servita a cementare l’unità d’intenti.

Ottima la risposta dal campo, nonostante un risultato ostile. Che ha provocato una reazione inattesa di una parte della tifoseria. Redarguire la squadra dopo la scialba prestazione dell’Arechi poteva essere legittimo, farlo dopo la positiva reazione col Carpi suona invece stonato. E, non bastassero le difficoltà, ad agitare l’ambiente persino le voci riportate oggi dal giornalista Sky Gianluca Di Marzio sulle dimissioni presentate da mister Aglietti mercoledì scorso ma prontamente respinte dal club. Una vicenda che Cardinaletti si è affrettato a smentire, convocando un’apposita conferenza stampa nel primo pomeriggio.

Forse per la sua passionalità, la piazza di Ascoli è condannata a periodi tormentati. In questi ultimi anni, non possiamo certo dire di esserci annoiati. Ma affinché ci sia un altro lieto fine da raccontare, è necessario che ognuno smetta di osservare solamente il proprio orticello e volga lo sguardo verso l’orizzonte. Possiamo raggiungerlo, ma dobbiamo restare uniti. Ognuno mantenga la propria postazione, senza invasioni di campo. Spingendo tutti dalla stessa parte.

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