Ascoli, l’ennesima favola

Il reset dopo il disastroso avvio. Polito, Sottil e mercato le scelte vincenti di Pulcinelli

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Foto Ascoli Calcio 1898 fc

“Una grandissima impresa”. Partiamo dalla fine – dalle parole di mister Andrea Sottil in conferenza post partita – per provare a descrivere l’ennesima salvezza ottenuta in modo incredibile. L’Ascoli è qualcosa di magico, ogni volta che sembra morto è capace di rialzarsi improvvisamente. Stupendo tutti, in primis noi tifosi.
Quella di quest’anno sembrava davvero una stagione segnata, di quelle in cui tutto quello che può farti svoltare va invece storto. A Natale avevamo appena 6 punti in classifica, staccati sul fondo. Dopo l’incomprensibile scelta di Bertotto e l’infelice interregno di Delio Rossi. Con una squadra assemblata in fretta e furia a settembre, pescando anche buoni giocatori da campionati esteri e categorie inferiori ma senza il tempo necessario all’operazione di amalgama e adattamento alla serie B italiana. Una rosa costruita da mani diverse e senza una linea di fondo.
Massimo Pulcinelli si è messo in discussione, dopo le opinabili decisioni iniziali ha fatto un passo indietro. Ha individuato in Ciro Polito l’uomo giusto, affidandogli pieni poteri nella scelta del nuovo mister e in sede di calciomercato. In una campagna acquisti/cessioni che si preannunciava particolarmente difficile perché occorreva convincere giocatori di valore ad accettare una sfida fuori dall’ordinario. La salvezza dell’Ascoli all’epoca appariva come un miraggio, seppur fosse tanto il cammino ancora da percorrere. L’arrivo di Sottil e del suo staff riusciva a dare la scossa, conquistando quei punti necessari ad accorciare le distanze dalle antagoniste. E come una goccia che piano piano scava la roccia, lentamente ci convinceva che si poteva fare. Nonostante un percorso irto di insidie, in cui abbiamo attraversato momenti molto difficili. E le due sconfitte di Reggio Emilia e Cosenza a fungere da spartiacque.
La partita dominata al Mapei Stadium, nonostante una sconfitta beffarda, ci diede l’illusione di essere più forti delle altre concorrenti alla salvezza. Credendo che saremmo potuti arrivare al traguardo usando il fioretto. Sbagliando.
Il ko del San Vito ci costrinse invece a guardarci dentro. Non poteva bastare giocare al piccolo trotto, serviva di più. Il fioretto era utile ma serviva anche la spada. E da lì l’Ascoli è repentinamente diventato una corazzata, guidata da un tecnico capace di fare tesoro dei propri errori. Un girone di ritorno a ritmi da playoff, bastonando tutte le big del campionato. Per una salvezza che ha dell’incredibile, fortemente voluta da un gruppo diventato granitico. Che assume le sembianze di una favola da raccontare ai nipotini. E con le lacrime di commozione di Pucino a rendere il quadro ancora più suggestivo.

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