Adesso servono i leader

Gigi Giorgi, la verità dei numeri. Vediamo l’articolo pubblicato oggi da Il Resto del Carlino

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20170306_135527Tre sconfitte in otto giorni dopo la bellissima collezione di undici risultati utili consecutivi. All’euforia segue la preoccupazione, ed è normale che sia così. Salta all’occhio che i ko sono arrivati in coincidenza con l’assenza di Gigi Giorgi, autentico perno tecnico e dello spogliatoio. A tal proposito leggiamo un interessante articolo pubblicato dall’edizione odierna de Il Resto del Carlino a firma del nostro Daniele Perticari.

 

 

Non tutti i i luoghi sono uguali. Non tutte le persone sono uguali. Ci sono luoghi e persone che lasciano il segno. Gesti che rimangono. Emozioni e segnali, come quello lanciato sabato pomeriggio da una zona cara ad ogni tifoso dell’Ascoli. Quella proprio sotto ai distinti Nord-Ovest, quella dove a volte si sedeva Costantino Rozzi. Quante istantanee del Presidentissimo coi suoi collaboratori proprio lì durante le partite del suo Picchio. E da sabato, un’altra immagine. Aggiornata ai tempi d’oggi anche se i protagonisti sembrerebbero sfuggire agli isterismi e ai protagonismi social del calcio attuale. Cacia fa gol, va vicino alla bandierina ad esultare e prima di arrivarci trova uno vestito “da civile” che fa invasione. Barba lunga, occhiale da vista, giubbotto verde parka. Sì, è lui, l’abbiamo visto tutti. Si chiama Gigi, è un tifoso-giocatore di questa squadra e oltre a essere il capitano è anche l’elemento che più manca, oggi, durante le partite all’Ascoli di mister Aglietti. Giorgi e Cacia sono arrivati assieme nel pianeta Ascoli Picchio presentati da Bellini in un caldo pomeriggio della scorsa estate, ma purtroppo per diversi svariati motivi, non hanno avuto l’opportunità di giocare assieme con frequenza. Loro, con Mengoni, compongono la colonna portante “morale” della squadra. Quelli che parlano quando c’è da parlare ed è lui, soprattutto lui, Giorgi, il valore aggiunto che oggi serve più dell’aria che respiriamo alla squadra bianconera. Era un’ala offensiva, Aglietti lo ha trasformato in una sorta di volante 2.0 con la licenza di attaccare gli spazi. Di addormentare la partita. Di gestire ritmi e tempi del suo Picchio. Di verticalizzare quando serve o allargare quando c’è motivo. Insomma, il giocatore che serve come il pane a questa squadra in un momento in cui c’è bisogno di qualcuno che scombini i piani degli avversari nella seconda linea.
Due sole sconfitte con Gigi in campo. Ben sei delle sette vittorie ottenute finora. Il “dieci”, con la fascia. Riconoscimenti che si danno solo a chi se li merita. A chi fa invasione per andare ad abbracciare il suo bomber e lanciare un segnale. Azzanniamo, tutti, perché il campionato è ancora lungo. Per dirla con i suoi tanto cari Pearl Jam: “Hey I, oh, I’m still alive”, ovvero “Ehi, io, io sono ancora vivo”. Quell’abbraccio è il più grande segnale di vita di questa squadra. Basta solo che tutti, nello spogliatoio e nell’ambiente, raccolgano il messaggio.

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