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Diversità di vedute sulla dirigenza. Uno strappo tra ultras e tifosi da non sottovalutare

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Foto Perozzi

Foto Perozzi

Chi l’ha vissuta da vicino – conoscendo tutte le vicissitudini che si sono susseguite dietro le quinte – è consapevole che la salvezza conquistata all’ultima curva l’anno passato sia stata un mezzo miracolo. L’Ascoli è riuscito a difendere la categoria con le unghie soprattutto grazie ad un’unità d’intenti mostruosa, figlia di un ambiente che si è dimostrato maturo nelle molteplici avversità.

Dopo esserci illusi di soffrire meno, nelle ultime settimane ci stiamo rendendo conto che anche questa stagione ci sarà da lottare fino all’ultimo. Ma quello che preoccupa maggiormente non è la squadra, che si è dimostrata più viva che mai, ma l’umore della piazza. E’ dal fuoco amico che bisogna guardarsi maggiormente, evitando di farsi del male da soli.

Che questa dirigenza a volte compia scelte di difficile lettura è sotto gli occhi di tutti. Ma le fa seguendo una linea precisa, quella politica dei piccoli passi che dovrebbe condurci a un futuro dalle stabili ambizioni. Importare una mentalità così differente in un mondo volto al “tutto e subito” è arduo, occorre tanta pazienza. Quella che un ambiente passionale e che vive il calcio in ogni sua piccola sfaccettatura fatica a concedere. Ad accrescere la fretta è stata quella fatidica frase “sogniamo insieme” pronunciata il giorno dell’asta fallimentare, a cui sono seguite aspettative altissime.

Ma forse la mano invisibile che ha protetto l’Ascoli dalle avversità, trasformando ogni insuccesso in un trampolino di lancio, rischia di farci perdere il contatto con la realtà. Non tutto ci è dovuto a prescindere, basta volgere lo sguardo attorno – nella nostra Regione o anche verso le nostre antagoniste cadette – per scorgere la desolazione. Criticare è legittimo, purché siano osservazioni costruttive e non distruttive. La società è giovane e deve crescere tanto, imparando dai propri errori. Ma da lì al coro “società di merda” partito dalla balaustra e intonato da un piccolo gruppo ce ne passa. Figlio della frustrazione di una sconfitta che sembrava ormai inevitabile ma anche della poca simpatia che una sparuta minoranza nutre nei confronti di Bellini, e che nulla fa per nascondere.

La gente comune ha preso le distanze, come già fece nel girone d’andata a seguito del lancio di un paio di fumogeni in campo durante la gara contro l’Hellas Verona. Il lampo di Favilli sul gong ha sopito il malumore, eppure lo strappo resta. Seppur rammendato, il telo resta rovinato.

La tifoseria ascolana è grande se unisce le proprie forze, non può disperdere le energie senza risentirne. Ultras e tifosi sono le due facce della stessa medaglia: hanno modi differenti di vivere la propria passione ma sono uniti da un filo comune, ossia l’amore per l’Ascoli. Hanno bisogno di appoggiarsi gli uni agli altri per fare grande la curva. Ma affinché ciò avvenga, è necessario condividere le stesse linee guida. Se l’episodio di ieri dovesse ripetersi, c’è il rischio concreto che gli ultras imbocchino il tunnel verso l’isolamento. Anche perché all’orizzonte c’è la nuova tribuna est. Che – se abbinata a prezzi ragionevoli – potrebbe segnare un pericoloso spartiacque.

3 Commenti

  1. Picchiopersempre 9 aprile 2017 at 10:13

    Fotografia perfetta dell’attuale situazione della curva dell’Ascoli.
    Purtroppo c’è chi non ha ancora capito niente di questa società. Mi dispiace ma questi sono gli ultras. Sentire cori che chiedono gente che lotta è alquanto ingeneroso visto le prestazioni delle ultime partite. Di sicuro non avremo una squadra dai mezzi tecnici sopraffini ma non si può negare che stanno dando anche l’anima in campo.
    Il prossimo anno di questo passo, prezzi dell’abbonamento permettendo, molti migreranno alla nuova tribuna.

  2. Mirko 9 aprile 2017 at 11:10

    L’articolo è partito bene nel rinverdire il ricordo di quel “sogniamo insieme”, slogan coniato dalla signora Marisa all’atto dell’acquisto dell’Ascoli Calcio dell’asta fallimentare. Ma non c’era bisogno di ricordarlo a noi tifosi, che ce l’abbiamo bene in mente, ma alla società forse si, soprattutto dopo le ultime esternazioni del patron. Il coro partito ieri dalla sud non è stato figlio di una nuova paventata debacle tra le mura amiche ma è venuto dall’esasperazione di un ambiente che vive di calcio, ama incondizionatamente la propria squadra e che ha avuto la propria casa ferita per sempre. Il coro trae origine proprio da quell’indimenticabile 06.02.2014. Da quel giorno, la nuova società più che sognare, ci ha rinnovato gli incubi di un passato recente fatto di scelte sbagliate, dichiarazioni scellerate, tanta sofferenza e da ultimo appunto dalla minaccia che il patron ha lanciato di non fare la nuova curva Sud, come se la colpa del fatto che allo stadio va poca gente sia di quelli che ci vanno! Quindi dicevo, l’articolo è partito bene nel chiedere unità di intenti ma poi è degenerato nel voler ipotizzare una nuova frattura tra tifosi “normali” e ultras. Anche questo è un ritorno al passato…a beneficio di chi?

  3. Eliakwu 11 aprile 2017 at 12:11

    altri tempi, regna l’anarchia. ma è da anni così.

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