Ninkovic-Ciciretti, maneggiare con cautela

Il nervosismo del serbo, la smania del romano. Vivarini cerchi l’alchimia giusta

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Il suo arrivo inatteso e improvviso ha subito acceso la fantasia della tifoseria. E gli addetti ai lavori lo hanno battezzato il grande colpo della serie B. Ma l’innesto di Amato Ciciretti nello scacchiere bianconero sta provocando una crisi di rigetto. Rischiando di alterare quell’equilibrio – tattico e di spogliatoio – che società e mister avevano messo in cima alla lista delle priorità della sessione invernale di mercato.
Nella fase finale del riscaldamento pre-Perugia, con gli altri nove titolari già sulle scalette che conducono agli spogliatoi, Ninkovic e Ciciretti si erano fermati a provare le punizioni dal limite dell’area – ognuno dalla zona che gli è più congeniale – sotto gli “olé” entusiasti della curva Sud. Ma la loro coesistenza si sta per il momento rivelando difficile, avendo scompaginato l’ordine tattico soprattutto in fase difensiva. Sette gol subìti in due partite interne non sono uno score tollerabile, al punto da aver convinto mister Vivarini ad accantonare provvisoriamente il nuovo modulo per tornare al collaudato 4-3-1-2 col conseguente sacrificio dell’ultimo arrivato, preferendogli un Beretta rigenerato – non tanto nell’aspetto realizzativo quanto in quello di presenza e sacrificio – da sembrare quasi insostituibile.
Ciciretti quindi costretto al ruolo di comparsa contro Cremonese – subentrato nei minuti di recupero per guadagnare tempo prezioso -, Foggia e Carpi. Smanioso di dimostrare con una giocata delle sue di non essere un peso ingombrante ma anzi di poter essere utile alla causa. Ma proprio per questo soffocato dalla pressione, forse anche aumentata dalla sceneggiata di Ninkovic avvenuta ieri al Cabassi all’atto della sostituzione. Il serbo, già dolorante alla schiena e sceso in campo grazie all’aiuto dello staff sanitario, non stava brillando. Già a metà primo tempo Vivarini aveva mandato a scaldarsi Chajia e Ciciretti, per poi proporre l’avvicendamento col numero 20 al 14′ della ripresa. Dzigi la prendeva malissimo, fingendo prima di non vedere il suo numero nel display luminoso, venendo poi richiamato dall’arbitro Rapuano ad accelerare la sua uscita dal campo. Cupo in volto, passava di fianco a Ciciretti porgendogli svogliatamente la mano per battergli il cinque, poi inveiva contro Vivarini e sferrava rabbiosamente una serie di pugni contro la panchina, al punto da attirare l’attenzione del quarto uomo Baroni. Una reazione esasperata che evidenzia il grande nervosismo con cui Ninko sta convivendo ultimamente.
Ninkovic e Ciciretti, due talenti cristallini. Sono due risorse, non possono essere visti come problemi quando più di mezza serie B ce li invidia. Sta al tecnico Vivarini trovare l’alchimia giusta per evitare che la miscela possa esplodergli in mano. Non è facile ma si può fare. Si deve fare. Sperando intanto che Nìkola in questi tre giorni che trascorrerà con la sua famiglia a Belgrado possa ritrovare la giusta serenità. Non sarà infatti presente martedì alla ripresa al Picchio Village, avvalendosi di un giorno di permesso che gli era stato preventivamente accordato.

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