Guardia alta, difesa bassa

Dopo Empoli l’atteggiamento tattico è cambiato. Lo testimoniano anche le statistiche

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Tanti complimenti in sala stampa. Ma per chi aveva visto la partita, difficile credere fossero disinteressati. Forti di tre gol e altrettanti punti incamerati, gli avversari amplificavano le qualità altrui in modo da accrescere i propri meriti. In realtà l’Ascoli visto al Castellani era parso inadeguato per affrontare un campionato ostico come quello cadetto ed era semplicemente riduttivo aggrapparsi alla ghiotta occasione sciupata da Bianchi quando il risultato era ancora in bilico. La squadra bianconera era sembrata in balìa del più quotato Empoli, imbarcando acqua da tutte le parti e faticando ad opporre le giuste contromisure.
Come già successo a Cittadella nella gara di esordio, innumerevoli le chances concesse a campo aperto, con un passivo che sarebbe potuto essere più pesante senza la scarsa vena realizzativa mostrata dagli avversari. Provando a imporre la propria ideologia, l’Ascoli si affacciava spesso nella metà campo altrui, ma senza criterio e concedendo vaste praterie alle ripartenze. Deficitando di un requisito fondamentale: l’equilibrio.
Ecco perché, analizzando la situazione, Enzo Maresca – in sinergia con Fiorin e lo staff tecnico – capiva di dover cambiare rotta. Non più un atteggiamento sbarazzino e integralista, ma uno schieramento più accorto. Comprendendo che il modulo e la propria filosofia – per quanto brillante – debbano essere calati nella realtà, per adattarsi al meglio ad avversari e situazioni specifiche.
Il primo accorgimento prevedeva l’arretramento della linea difensiva: non più altissima alla costante ricerca del fuorigioco, trappola spesso riuscita ma che richiede una concentrazione costante da parte di tutti, con il serio rischio che un errore individuale o una svista arbitrale possa compromettere la gara. Marcature più ferree e frequente ricerca dell’anticipo, movimenti sincronizzati ma con il raggio d’azione spostato indietro di una decina di metri.
Poi la transizione dal centrocampo a 2 a quello a 3, con una maggiore densità nella zona nevralgica e quindi più filtro alla difesa, togliendo spazio e profondità alle giocate avversarie. Non è un caso che dal Frosinone in poi l’Ascoli abbia subìto un gol in tre partite (tra l’altro al 95′ su corner) e soltanto un’imbucata per vie centrali, sabato dal Palermo con l’occasione di Rispoli neutralizzata da Lanni.
Anche le statistiche confermano la tattica più accorta del Picchio: dai 22 offside riusciti nelle prime quattro partite si è passati ai 7 nelle ultime tre. Si è abbassata anche la media dei tiri in porta: da 13,25 a 10 quelli fatti, da 13,5 a 11 subiti. E che il nuovo assetto presenti una compagine più equilibrata lo testimoniano anche le ammonizioni: dagli 8 dei primi 4 incontri ai 5 gialli negli ultimi 3, di cui due collezionati da Addae non per falli tattici ma gioco violento.
L’altro giorno Maresca in conferenza stampa ha detto che l’Ascoli punta a utilizzare il possesso palla per sfiancare gli avversari. E probabilmente la cosa funziona perché, andando a scorrere i risultati degli avversari del Picchio, finora soltanto due squadre (Empoli e Novara) sono riuscite a vincere nel turno successivo. Ben quattro hanno perso.

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