Del Duca, un turbinio di emozioni

Tanti vi chiederanno perché tifate l’Ascoli. Raccontategli la giornata di sabato

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“Ascoli, solo Ascoli”. Quante volte vi avranno chiesto di giustificarvi sul perché tifiate soltanto una piccola squadra di provincia, resistendo al fascino dei grandi club di serie A. Ma la risposta è tremendamente semplice: perché assorbe tutto noi stessi, non lasciando spazio alle altre.

Prendete come esempio sabato scorso. Al Del Duca arriva una squadra senza blasone, quel Cittadella che di certo non è un richiamo per il grande pubblico. Eppure è stata una giornata estremamente densa per i cuori di fede bianconera. Un turbinio di emozioni senza fine.
Giornata primaverile e ampiamente godibile, si va allo stadio un po’ sfiduciati per una vittoria casalinga che di sabato nel corso di questa stagione non era ancora arrivata. Tre soli successi, e tutti di martedì. Una sorta di maledizione.

20170318_143942Ma già prima di cominciare parte lo show. Per il presente è rappresentato da Ivan Lanni, giunto al centesimo gettone in campionato. Un giocatore che incarna alla perfezione lo spirito della nostra dirigenza: limpido, educato e generoso. Mentre si scalda sotto la sud, nel maxi-schermo passano le immagini più significative delle sue prestazioni in bianconero. Insieme al preparatore Vallesi, Cardinaletti lo premia davanti alla propria gente, consegnandogli una maglietta celebrativa.

 

Foto Gazzetta.it

Foto Gazzetta.it

Ma c’è spazio anche per i nostalgici. A sorpresa, Angelo Camaiani con il microfono da bordo campo annuncia la visita di Carlo Mazzone. In prossimità del suo ottantesimo compleanno, Sor Carletto si affaccia dal sottopassaggio con la sciarpetta al collo, è visibilmente emozionato. Tocca l’erba con la mano e poi se la bacia, per poi raccogliere l’ovazione del suo popolo. Lui, romano di nascita, ma ormai ascolano dentro.

 

Foto M Graphic Service

Foto M Graphic Service

Terminate le celebrazioni, è ora di dare spazio al campo. Il tunnel che conduce dagli spogliatoi al rettangolo verde mostra il suo recente restyling griffato M Graphic Service: le gigantografie di giocatori e curva trasmettono un forte segnale di appartenenza. L’impianto audio diffonde già i cori provenienti dalla curva. I giocatori non possono non rimanerne colpiti.

 

 

Foto Ascoli Picchio 1898 fc - La Presse Fanini

Foto Ascoli Picchio 1898 fc – La Presse Fanini

Si parte e via. L’arbitraggio disastroso di Aureliano rischia di rovinare la festa, con due clamorose sviste (l’espulsione di Iori e il rigore per il Cittadella) che non possono compensarsi. Due errori restano due errori. Paradossalmente il torto subito ha il potere di svegliare squadra e pubblico. Il Del Duca torna ad essere un catino, come ai tempi del Sor Carletto. Ma la porta sembra stregata, blindata dalle parate di uno strepitoso Alfonso. Proprio quando iniziano a scorrere i titoli di coda, ecco il colpo di scena. L’assassino della partia non è l’arbitro, bensì il pupillo di casa. Riccardo Orsolini incorna il perfetto assist di Gigliotti, per una forsennata esultanza sotto la sud. Riprendendosi quel palcoscenico che qualche polemica di troppo – non innescata da lui – gli stava sottraendo. Delirio in curva, con il suo nome scandito ripetutamente dall’intero stadio dopo l’annuncio dello speaker. Per un finale da libro cuore, altroché romanzo giallo. Di giallo resta soltanto il cartellino che gli mostra l’arbitro per essersi tolto la maglietta. Ma la copertina è comunque bianconera. Perché così ci piace di più.

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