Bellini, fine di un sogno tormentato

Potevamo fare grandi cose insieme ma lo strappo non era più ricucibile

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Foto di Monica Marini tratta dal gruppo facebook “Tifi l’Ascoli se…”

Correva l’anno 1972. Lunedì 3 luglio presso la sede del notaio Bracciolani veniva costituita una società per azioni. L’Ascoli acquisiva la denominazione Ascoli Calcio 1898 Spa e alla sua presidenza poco tempo prima (1968) era stato nominato un geometra che di calcio non si interessava, almeno fino a quel momento. Costantino Rozzi aveva accettato l’incarico per fare un favore agli amici, ma soltanto temporaneamente. Salvo poi innamorarsi perdutamente della sua creatura per portarla verso lidi impensabili e non liberarsene mai più. Soltanto la morte riuscì a separarli.
Poco più di quarant’anni dopo, tutti abbiamo creduto di rivivere lo stesso sogno. Incoronando Francesco Bellini quale re di Ascoli, volendolo fortemente a capo dell’Ascoli Picchio, società nata dalle ceneri del fallimento mantenendo la stessa matricola Figc dell’Ascoli Calcio. Tirandolo per la giacchetta, diciamoci la verità, ma nella convinzione che anche lui si sarebbe appassionato. Spinto dalla volontà di fare qualcosa per la sua terra natìa, abbandonata in cerca di fortuna in Canada dopo il compimento della maggiore età, il cavaliere accettò col sostegno della famiglia. Lo slogan “sogniamo insieme” pronunciato dalla consorte Marisa sul palco allestito a Piazza Arringo il 6 febbraio 2014 accese la fantasia della tifoseria, salvo poi rivelarsi un autentico boomerang. La scintilla nel presidente non è mai scattata, trovandosi impantanato in un mondo difficilmente comprensibile e che gli riservava continue problematiche. La distanza dal capoluogo col tempo si è rivelata un grosso handicap, capace di allargare sempre più la crepa apertasi nel rapporto con la sua gente dopo lo screzio per il derby di Ancona a dicembre 2014. I reiterati errori nella scelta degli uomini chiave, sommati alla freddezza verso i soci ascolani e alle sue difficoltà comunicative, hanno provocato uno strappo con l’ambiente che ormai non era più ricucibile. La lettera sfogo di Marisa Nardini è riuscita a unire tutti in un coro univoco di critiche. E’ un peccato che sia finita così, con la convinzione di ciò che sarebbe potuto essere ma non è stato. Un uomo genuino ma distante anni luce dalla mentalità del calcio italiano. Ora si gira pagina con la speranza che si tratti di una svolta positiva. Cominciando un nuovo capitolo e partendo dalla data di ieri, 3 luglio 2018. Un’incredibile coincidenza per lo stesso giorno di 46 anni fa.

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